Intervista telefonica a Guidotti Alvaro ex abitante della Fortezza di San Martino. Intervistatrice Cecilia Guidotti, cugina di Alvaro.
San Piero a Sieve, 14 Aprile 2025
Alvaro, figlio di Guidotti Mario (n. 1913) e Ada Ottanelli (n. 1915) nacque a Firenze nel 1936 dove i genitori si traferirono al momento del matrimonio l’anno precedente. Entrambi i genitori erano nati e abitavano nella Fortezza di San Martino.
Sua madre, non avendo latte, lo mise a balia a Figline dove la persona che lo doveva accudire lo assegnò ad un’altra famiglia (senza il consenso dei genitori e senza informarli); famiglia che però lo tenne con amore come un figlio. Dopo varie vicissitudini, i genitori lo rintracciarono quando aveva già 18 mesi e lo ripresero con loro.
I genitori però lavoravano, il padre faceva il manovale e la madre era operaia alla Manifattura Tabacchi di Ponte alle Mosse a Firenze; perciò il bambino venne portato a casa dei nonni materni Ottanelli Giuseppe e Alessandra Sandri in Fortezza. (La nonna Sandra avrà grande importanza nella vita del piccolo Alvaro).
Gli Ottanelli, come già risulta da altra intervista, avevano 8 figli ed era stato questo il motivo del trasferimento dal Paese su in Fortezza, dove avevano trovano una casa molto grande.
La casa era in cima alla via dentro il Mastio, accanto alla chiesa e al forno.
Da un cancellino si entrava in un cortile e da lì in cucina e in salotto. Accanto alla cucina c’era la “stanza del pane” che non aveva finestre. Poi, salendo le scale, si trovavano le camere di cui 3 molto grandi, con 2 letti matrimoniali ed una più piccola.
Non c’era il gabinetto. Il servizio era esterno alla casa e consisteva solo in una buca.
C’era anche una cantina e lo spazio per un pollaio e per l’orto.
Durante il periodo dello sfollamento di San Piero, in questo appartamento vi trovarono rifugio 3-4 famiglie. E anche prima, dopo l’8 settembre, vi erano rifugiati gli uomini che non volevano essere presi dai tedeschi (disertori, renitenti alla leva, …). Questi venivano tenuti nella grande soffitta a cui si accedeva da una botola nascosta da mattoni.
Quando arrivavano i tedeschi, spesso si presentavano con un carrarmato (autoblindo, ndr) o a cavallo in 7/8 soldati. Non hanno mai trovato nessuno, anche perché avevano paura e nei sotterranei non entravano.
La famiglia del padre Mario abitava nella prima casa a destra della strada del Mastio: era una casa molto peggiore di quella dei nonni Ottanelli: dalla strada si salivano delle scale e c’era una cucina immensa e 2 camere anche queste grandissime. Poi c’era una soffitta dove venivano allevati i conigli. Un ricordo particolare è l’acquaio che non aveva uno scarico, ma un canaletto fatto con mattoni, scoperto, che andava per le scale e l’acqua usciva così fuori!
L’acqua veniva presa al pozzo (cisterna) con secchio e corda; poi, siccome era un metodo pericoloso, successivamente, anche per la sicurezza dei bambini, fu installata una pompa a mano.
Nel frattempo i genitori continuavano ad abitare a Firenze in un appartamento di Villa Demidoff a Ponte alle Mosse. Nel 1939 nacque il secondo genito Giuseppe che fu tenuto con i genitori perché la Manifattura Tabacchi aveva un asilo nido per i figli delle dipendenti, ma ne prendevano solo uno per famiglia. Tornavano a San Piero nei fine settimana.
Questo fino al 1944 quando gli Americani cominciarono a bombardare Firenze. Nel bombardamento di Ponte alle Mosse una bomba colpì la casa dei suoi genitori. La madre era sulla porta con la chiave in mano, stava per entrare. Non ebbe ferite particolari (intorno ci furono tanti morti), ma lo spavento fu immenso: era in stato interessante della figlia Franca e questo fatto l’ha segnata a vita.
Con il bombardamento Mario e Ada persero tutto. Tornarono perciò in Fortezza dove con la colletta fra parenti e conoscenti rimisero insieme un letto, un materasso, vestiti, scarpe…
Intanto Alvaro andava a scuola a San Piero insieme agli altri bambini fra cui suo zio Vasco di soli 4 anni più grande di lui.
Finite le elementari, a 10-11 anni iniziò a lavorare come lattaio dalla Beppina in Piazza Colonna. Lavorava tutti i giorni dalle 7 alle 21: passava dai contadini a prendere il latte sia la mattina che la sera, il latte della mattina veniva distribuito in giornata, quello della sera la mattina dopo. E questo per 1.000 lire la settimana e un litro di latte al giorno.
Alvaro ricorda bene l’arrivo degli Americani, molto diversi dai Tedeschi che portavano via il loro bestiame. Con gli Americani avevano più da mangiare. E scoprì le gomme americane che erano così buone che all’inizio le ingollavano.
La madre Ada insieme ad una zia andavano a lavare i panni agli Americani che erano accampati con le tende a Cafaggiolo e portavano con loro anche i bambini più piccoli per farli mangiare.
A Cafaggiolo c’era il convento delle suore, quelle con i grandi cappelli bianchi che fino ad allora avevano gestito asilo e scuola.
Anche loro si davano da fare. Qualcuna si dette da fare un po’ troppo così ci furono alcune suore incinte.
Il proprietario Scaretti fece chiudere il convento mandando via tutte le suore!
Nel 1949 poi la famiglia si spostò in Paese nell’ultima casa in cima al Poggio (dove ora abita Marco Giovannelli), ma l’affetto per la nonna Sandra era troppo forte e Alvaro la sera andava a dormire dalla nonna.
A 15 anni iniziò a lavorare col padre a Firenze. Fu allora che fece promessa a sua madre che le avrebbe ricostruito la casa perduta col bombardamento. E così con i primi soldi messi da parte col lavoro suo e del padre, comprarono un terreno a San Donnino intestando la proprietà alla madre. Poi lavorando “ad avanza tempo”, con l’aiuto anche del fratello Giuseppe divenuto idraulico, e degli zii, costruirono la casa dove andarono ad abitare nel 1956 e dove sua madre ha poi sempre vissuto. Questo fa dire ad Alvaro che era riuscito a mantenere la promessa fatta alla madre.
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