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Intervista a Simone Silvano Bettini e Stefano Bettini

Intervista a Simone Silvano Bettini (SSB) e Stefano Bettini (SB)  —   13 febbraio 2026

Presso Uffici ROSSS – Scarperia e San Piero

Intervistatori: Paolo Monnini, Serena Acciai, Sauro Bani  ( D )

Altri presenti: Andrea Pini (AP) (dipendente ROSSS e ricercatore storico d’archivio)

 

D: oggi 13 febbraio 2026, siamo nella sala riunioni della ditta ROSSS, in compagnia dei Signori Simone Silvano Bettini e Stefano Bettini, fondatori della azienda ROSSS, insieme ad un loro collaboratore Sig. Andrea Pini; insieme a me Paolo Monnini, Serena Acciai e Sauro Bani della Pro Loco di San Piero a Sieve. Quindi, sappiamo che gli antenati della famiglia Bettini hanno avuto a che fare con la Fortezza e probabilmente ci hanno anche abitato, potete dirci qualcosa in più?

SB: non solo ci hanno abitato, ma come ci hanno sempre fatto sapere i nostri genitori, che anticamente, nel 1500, i Bettini sono venuti dalle zone di Bergamo e Brescia, in qualità di mastri muratori per costruire la Fortezza. Infatti, i loro discendenti sono sempre stati dei muratori, fino a mio padre, il quale ha diversificato. Ho sempre saputo anche il punto dove all’interno della Fortezza avevano la casa. Hanno sempre abitato nel medesimo luogo. La casa era all’interno del mastio, salendo la stradella centrale sulla sinistra dove adesso vi è un vuoto di costruzione perché crollato. Infatti, abbandonarono la Fortezza nel 1900 proprio per quel motivo.

D: sì, infatti, in quella zona sono rimaste solo le murature del piano terra, il resto è crollato.

SB: si lasciarono la casa perché l’edificio era pericolante.

D: tra l’altro un luogo panoramicissimo.

SB: si vero,  tra l’altro essendo loro dei mastri muratori curarono la costruzione, la cottura dei mattoni e …

SSB: loro, hanno sempre raccontato, sebbene non abbiamo documenti disponibili

D: perdonaci per loro chi intendi?

SSB: il nonno Tonio (Antonio, ndr) e prima ancora Gioacchino… io Gioacchino non l’ho conosciuto,

SB: morì nel 1956 per cui non l’ho conosciuto nemmeno io…

SSB: però sicuramente Gioacchino ne aveva sentito parlare di questo; cioè che i Bettini vennero a San Piero per costruire la Fortezza dei Medici, come mastri muratori e che fu costruita con 2 fornaci: una nella zona dell’entrata dell’attuale Campeggio e dell’ex inceneritore comunale, l’altra lato San Piero, attuale zona Scuole. I mattoni venivano portati sù attraverso due passamani. Loro hanno sempre detto questo.

D: due passamani voleva dire centinaia di uomini…

SSB: eh si, poi ci dicevano anche a noi ragazzi che dall’acquaio usciva fuori il “Regolo” (creatura mitologica a forma di serpente che la tradizione voleva che abitasse nei sotterranei della Fortezza, ndr) e che veniva preso a cazzotti, ma queste sono cose un po’ romanzate… ma il resto dei discorsi li abbiamo sempre sentiti in casa…  tra l’altro mio padre fece fare una ricerca araldica in modo da avere uno stemma che rappresenti il mio ceppo familiare. Vi era scritto che vennero a San Piero e poi si trasferirono anche a Firenze, dando anche dei priori alla Repubblica fiorentina (ma se vennero per costruire la Fortezza, a Firenze la Repubblica era già stata sostituita dal Ducato Mediceo, ndr). Vennero da Villanova in provincia di Bergamo per fare quest’opera.

D: interessante, e andando più vicino ai nostri giorni, sapete qualcosa in più riguardo alla loro presenza in Fortezza, per cui, immagino non era né vostro padre né il vostro nonno…

SB: ma gli ultimi sono quelli di fine Ottocento / inizio Novecento, poi gli è crollata la casa e sono andati ad abitare alla Tirignana

D: Tirignana ?

SB: si, Tirignana è vicino a Valdastra. Quella grande casa vicino a Valdastra, quella è Tirignana.

SB: a quel tempo mio bisnonno Gioacchino, oggi si potrebbe definire un benestante, aveva un’attività di “muratura” con 10-15 dipendenti, per cui, per l’epoca 10-15 dipendenti era “tanta roba”.  Il problema fu che era analfabeta e prese un appalto nella zona attuale de La Torre  -dove c’è il ristorante Teatro dei Medici- per costruire un edificio di 3 piani, fissando di essere pagato al termine di ogni piano. E quando terminò il piano richiese il relativo pagamento gli fu fatto presente che aveva firmato che aveva già ricevuto il pagamento per tutto l’immobile. Per cui fu costretto a terminare la costruzione, poi licenziare tutti gli operai e vendere tutto, ritrovandosi intorno agli anni Venti del Novecento con in mano niente…non avevano nemmeno da mangiare. Ci fu il mugnaio Lavacchini, vicino al podere delle Canicce, il quale sapendo che i Bettini non avevano niente da mangiare portò loro un sacco di farina, questa cosa è sempre stata tramandata…

SSB: in pratica quando questo Gioacchino costruendo questa abitazione arrivò al primo piano, il committente gli chiese di firmare un foglio che serviva per andare in banca per ritirare i soldi per pagarlo, ma vedendo che i soldi non arrivarono gli fu risposto che il danaro gli era già stato dato perché così aveva firmato. Mio bisnonno andò da un avvocato a Firenze, però all’epoca essendo un muratore non ricevette una giusta assistenza. Non è che era un’impresa edile, era un muratore punto e basta e quindi fu costretto a vendere tutto, anche il tavolame, licenziando tutti, ricominciando poi proprio da zero.

SB: per vostra informazione abbiamo saputo che il campanile della chiesa di San Giusto a Fortuna fu restaurato nel 1914 dai Bettini proprio da Gioacchino.

D: abbiamo visionato gli stati di Famiglia provenienti dall’ Archivio Comunale di San Piero a Sieve relativi al censimento dell’anno 1881 dove si conferma che una famiglia Bettini (Paolo di Giuseppe e Faustina Bartolini, ndr) abitava in Fortezza ed effettivamente nel censimento del 1901 non vi è più alcuna famiglia Bettini in Fortezza.  Quindi le case in Fortezza sono crollate prima del 1901?

SB: forse se le case erano già instabili, può darsi che abbiano abbandonato la Fortezza prima, magari sono crollate 20 anni dopo…

D: noi ci eravamo fatti l’idea che fossero venute giù con il terremoto del 1919…  comunque, effettivamente ciò che ci hanno testimoniato ora i Bettini si colloca nel contesto della forte diminuzione della popolazione all’interno della Fortezza avvenuta negli ultimi anni dell’Ottocento fino agli anni Venti del Novecento..

SB: ci è stato tramandato che per 200 anni è stata abitata da soldati, da militari, e poi furono sostituiti da civili, soprattutto pastori… accadeva però un problema, all’interno della Fortezza (nei terreni in discesa del lato Nord, ndr), vi erano tutta una serie di pozzetti (le prese d’aria delle sotterranee al di sotto, ndr) dentro i quali cadevano rovinosamente le pecore e queste poi ci morivano, tanto che a poco a poco iniziarono a riempiere questi buchi con qualsiasi cosa

AP: ho visto che questo Paolo Bettini ha abitato in Fortezza sicuramente minimo fino al 1881 era il fratello di Vincenzio padre di questo Giovacchino di cui è stato parlato prima. Questo Paolo è rimasto in Fortezza, mentre il fratello Vincenzio si trasferì a Cardetole, già nel 1869 e il figlio Giovacchino nacque proprio a Cardetole.

D: perfetto, torna tutto con gli stati delle anime degli inizi anni 1840 e col censimento del 1881.

D: della famosa “via” (tunnel sotterraneo, ndr) che conduceva dalla Fortezza al fiume Sieve ne avete mai sentito?

SSB: lo hanno sempre detto

SB: no no, c’è proprio ! E “sbuca” vicino al ponte

D: Ponte ai Noci?

SB: sì, ma un po’ più su, comunque la zona è quella del Ponte ai Noci e da lì “risbucava” vicino alla Porta Nord. Infatti, portavano ad abbeverare le bestie in Sieve…

D: infatti in quella zona il Danti (attuale proprietario della Fortezza di San Marino, ndr)  l’ho visto “trafficare” … lì ci sono delle strutture con mattoni simili a quelli della Fortezza. Si, e poi hanno anche chiuso con una specie di grata avvertendone il comune, per evitare che qualcuno entrasse in quei cunicoli. Avrebbe potuto essere pericoloso.  Questo una decina di anni fa.

AP: vicino alla Porta da Basso, lato Nord, in discesa, c’è un foro nel terreno dentro una struttura di mattoni rossi, da dove in estate proviene aria molto fresca…

SB: aspettate, so che sotto il 90% del terreno della Fortezza esiste un tetto a rovescio per la raccolta delle acque su tutta la superficie della Fortezza

AF: c’era tipo una vasca?

SB: non vorrei che proprio queste grandi cisterne rendano quel fresco che tu hai sentito provenire da quel punto…

SSB: ma questo l’hai sentito dire o tu hai visto qualche cosa ?

SB: ci fu detto quando andammo a fare le visite guidate in Fortezza, ci dicevano di queste cose, cioè che nel 90% di tutta la Fortezza c’è un tetto a rovescio e che in caso di pioggia, l’acqua penetra giù e termina in queste grandi vasche per potere avere l’acqua…

AP: si ma quello che dicevo io sembra che sia un tunnel…

D: io (Sauro Bani) ci sono entrato da ragazzo che è chiuso

(Segue lunga disquisizione sul luogo dove si trova questo anfratto, ma che è già stato ben dettagliato nel precedente intervento di Andrea Pini, ndr)

D: nella zona Porta Nord o Porta da Basso, all’interno delle mura vi è un enorme vascone che serviva per fare abbeverare le bestie…

SB: infatti, il sistema del recupero delle acque era importante non essendoci fonti di acqua di sorgente, per le persone e le bestie, soprattutto in caso di assedi

(Seguono disquisizioni sull’attuale stato della Fortezza e sul suo futuro, sulla fruibilità per la comunità, sulla necessità di riportarla  all’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni pubbliche;  per discuterne del suo futuro, attraverso sito web, convegni,  pubblicazioni…  dopo di che i microfoni, dietro richiesta, sono stati silenziati in quanto la disquisizione stava entrando in temi strettamente politici, ndr)

D: a microfoni spenti SB ha raccontato delle sue avventure di giochi di quando era bambinetto (fine anni ‘60-inizio ’70, ndr) che vedevano la Fortezza e i suoi interni -a quel tempo era aperta a tutti- come luoghi di giochi, talvolta crudeli, tra bande di ragazzi (Piazza e il Poggio) che si sfidavano con fionde, sassi, freccette. Talvolta entrando dentro le sotterranee più buie e più nascoste o correndo sopra le mura senza parapetto o scagliandosi contro pacifici animali da cortile.

 

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